Pane arlecchino

Ingredienti
  

Impasto bianco (o giallo) e nero

  • 500 g farina
  • 310 ml panna
  • 20 g zucchero
  • 10 g lievito di birra
  • 10 g sale
  • 20 g olio evo
  • 20 g curcuma
  • 40 g nero di seppia

Impasto rosso

  • 250 g farina
  • 125 g barbabietola cotta e frullata
  • 25 ml panna
  • 5 g lievito di birra
  • 5 g sale

Impasto verde

  • 250 g farina
  • 125 g spinaci bolliti e frullati
  • 20 ml panna
  • 5 g lievito di birra
  • 5 g sale

Istruzioni
 

  • Impasto bianco e nero: in una ciotola, mettiamo la farina, il lievito di birra fresco, lo zucchero e gran parte della panna. Mescoliamo con un cucchiaio e, ad impasto formato, inseriamo il sale e la panna rimasta. Mescoliamo ancora, quindi inseriamo l’olio a filo e lavoriamo fino a farlo assorbire all’impasto. Dividiamo l’impasto in tre parti: ad una aggiungiamo la curcuma, ad una il nero di seppia e l’altra la lasciamo al naturale. Lavoriamo fino a renderle omogenee. 
    Impasto rosso: in una ciotola, mettiamo la farina, il lievito di birra fresco e la barbabietola precotta e frullata. Mescoliamo con un cucchiaio e, ad impasto formato, inseriamo il sale e la panna. Lavoriamo fino ad ottenere un panetto liscio ed omogeneo. Se serve, aggiungiamo anche poca acqua.Impasto verde: in una ciotola, mettiamo la farina, il lievito di birra fresco e gli spinaci bolliti e frullati. Mescoliamo con un cucchiaio e, ad impasto formato, inseriamo il sale e la panna. Lavoriamo fino ad ottenere un panetto liscio ed omogeneo. Se serve, aggiungiamo anche poca acqua.
    Con gli impasti, formiamo 5 palline da 200 g, le disponiamo su una teglia infarinata, copriamo e lasciamo lievitare fino al raddoppio. Stendiamo ogni pallina, con le mani, fino ad ottenere dei dischetti sottili. Sovrapponiamo i 5 dischetti, quindi pieghiamo i lembi esterni verso l’interno e formiamo una pagnotta. Dividiamo quest’ultima a metà e ripieghiamo ogni pagnotta su se stessa, in modo da mischiare i colori. Inseriamo le due pagnotte all’interno di due cestini da pane infarinati, rivolgendo le pieghe verso l’alto. Copriamo e lasciamo lievitare fino al raddoppio.
    Capovolgiamo le pagnotte sulla teglia infarinata, pratichiamo delle incisioni in superficie e cuociamo in forno caldo e statico a 240° per 25-30 minuti.
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FILETTI DI SGOMBRO ALL’OLIO E CANNELLINI

Ingredienti
  

  • 400 g sgombro
  • 40 g fagioli cannellini cotti
  • 3 rametti rosmarino
  • 1 spicchio d'aglio
  • QB olio evo, pepe nero in grani, alloro, sale

Istruzioni
 

  • 1) Lessa e sfiletta 4 sgombri freschi da 400 g circa, già puliti. Sciacqua ogni
    sgombro, dentro e fuori, sotto l’acqua corrente. Fai lessare i pesci a fiamma dolce
    nella casseruola colma di acqua ollente leggermente salata per 10 minuti. Nel
    frattempo, mescola in una ciotolina 1 dl di olio con 2 foglie d’alloro spezzettate,
    qualche grano di pepe, 1 spicchio d’aglio spellato e diviso a metà e 3 rametti
    di rosmarino a cimette.
    2) Insaporisci i filetti. Sgocciola gli sgombri con delicatezza ed elimina la testa e la
    coda, poi privali della pelle e togli la lisca, cercando di mantenere interi i filetti.
    Sistemali in uno strato unico su un piatto leggermente fondo. Irrora con l’olio
    aromatizzato preparato, copri con la pellicola e lascia riposare per almeno 10
    minuti.
    3) Servi in tavola. Sgocciola i filetti di pesce dalla marinata e distribuiscili nei
    piatti, aggiungi a fianco 400 g di cannellini in scatola ben sgocciolati e sciacquati.
    Regola tutto di sale. Elimina l’alloro dalla marinata e usala per condire pesce e
    legumi.
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Che cosa sono i disciplinari del vino

COSA SONO I DISCIPLINARI DEL VINO

I disciplinari del vino sono documenti normativi che regolano la produzione, la lavorazione e la commercializzazione dei vini a denominazione di origine, sia per quanto riguarda i vini DOC (Denominazione di Origine Controllata) che i vini DOCG (Denominazione di Origine Controllata e Garantita). Questi disciplinari sono elaborati per tutelare l’autenticità e la qualità dei vini prodotti in determinate aree geografiche, stabilendo criteri ben definiti per la vinificazione, la coltivazione dei vitigni, le caratteristiche organolettiche e altre peculiarità.

Contenuti principali di un disciplinare del vino:

  1. Zona di produzione:

   Ogni disciplinare definisce un’area geografica specifica in cui possono essere coltivati i vitigni autorizzati per il vino. Questa zona è legata a caratteristiche climatiche, geologiche e storiche che influenzano la qualità del vino. Può includere comuni, frazioni o porzioni di terreni con determinate caratteristiche fisiche e ambientali.

  1. Vitigni autorizzati e prescritti:

   Il disciplinare stabilisce quali varietà di uva possono essere utilizzate per produrre il vino. Solo i vitigni consentiti dal disciplinare possono essere impiegati, e spesso esistono limitazioni anche sulla quantità di uva per ettaro che può essere coltivata, per garantire la qualità del prodotto finale.

  1. Tecniche di vinificazione:

   Il disciplinare definisce le tecniche di produzione ammesse, come la raccolta delle uve, la fermentazione, l’affinamento e l’imbottigliamento. Queste indicazioni sono progettate per rispettare le tradizioni locali e garantire la qualità e la tipicità del vino. Per esempio, può essere stabilito un periodo minimo di affinamento in bottiglia o in legno.

  1. Requisiti organolettici:

   I disciplinari stabiliscono anche le caratteristiche organolettiche che il vino deve possedere, come il colore, il profumo, il sapore e la struttura. Queste caratteristiche sono legate ai vitigni utilizzati e alle specifiche tecniche di produzione.

  1. Resa per ettaro e resa in vino:

   Il disciplinare stabilisce una resa massima di uva per ettaro e una resa massima in vino per garantire che la qualità non venga compromessa dalla sovrapproduzione. Una resa troppo alta potrebbe abbassare la qualità delle uve e, di conseguenza, del vino.

  1. Prove di qualità:

   Per i vini DOCG, in particolare, è richiesta una serie di test organolettici e chimici che verificano la qualità del vino. Solo dopo aver superato questi test, il vino può essere etichettato con la denominazione di origine controllata e garantita.

  1. Etichettatura:

   I disciplinari stabiliscono anche le modalità di etichettatura del vino, inclusi i simboli e le informazioni che devono essere riportate sull’etichetta, come il nome della denominazione, l’annata e il nome del produttore. I vini DOCG, ad esempio, devono riportare il contrassegno che ne certifica la denominazione.

  1. Limitazioni sull’uso di additivi e tecniche non tradizionali:

   I disciplinari possono prevedere limiti rigorosi sull’uso di additivi, conservanti, coloranti e altre sostanze chimiche. Inoltre, stabiliscono l’adozione di tecniche di vinificazione tradizionali, che sono parte integrante della qualità e dell’identità del vino.

Importanza dei disciplinari:

  1. Tutela della qualità: I disciplinari garantiscono che i vini siano prodotti secondo standard precisi, con l’obiettivo di mantenere elevati livelli di qualità, proteggendo i consumatori da frodi e inganni.
  2. Tutela del territorio: Essi proteggono le caratteristiche specifiche di un territorio, che possono essere influenzate dal clima, dal suolo e dalle tradizioni locali di vinificazione. Il disciplinare aiuta a preservare le pratiche agricole e culturali tradizionali legate al vino.
  3. Valorizzazione delle tradizioni: Grazie ai disciplinari, le tradizioni vinicole locali possono essere trasmesse e conservate, garantendo una continuità nella produzione di vini tipici e distintivi.
  4. Promozione del settore vinicolo: I disciplinari sono fondamentali per la promozione e la valorizzazione dei vini a denominazione di origine, sia a livello nazionale che internazionale, grazie alla certificazione di qualità che contraddistingue questi vini.

In sintesi, i disciplinari sono strumenti fondamentali per garantire la qualità, la tipicità e l’autenticità dei vini italiani, proteggendo tanto il produttore quanto il consumatore, e favorendo la crescita e la valorizzazione delle denominazioni di origine.

I colori in gastronomia

I colori in gastronomia svolgono un ruolo essenziale, non solo da un punto di vista estetico, ma anche psicologico e nutrizionale. Gli alimenti che portiamo in tavola, infatti, comunicano attraverso i colori, e ogni tonalità è associata a una serie di significati, esperienze sensoriali e percezioni che influiscono sull’appetito e sul piacere del pasto. Approfondiamo gli aspetti principali legati all’uso dei colori in gastronomia:

1. **L’importanza visiva del colore nel piatto**

La vista è il primo senso che viene stimolato di fronte a un piatto: i colori suscitano curiosità e anticipazione. Piatto e cibo si completano, creando un’armonia cromatica che influenza la percezione della qualità del cibo. Ad esempio, un piatto con tonalità accese (rosso, verde, arancione) è percepito come più fresco e appetitoso, mentre i toni scuri e spenti possono suggerire sapori più intensi e complessi.

 2. **L’associazione psicologica dei colori**

– **Rosso**: spesso associato a passione, energia e appetito. Piatti con elementi rossi (come pomodori, peperoni, fragole) sono invitanti e stimolano la fame.
– **Giallo e arancione**: trasmettono calore, felicità e ottimismo. Spesso usati in piatti che vogliono comunicare freschezza e solarità, come le arance o i peperoni gialli, ma anche i formaggi stagionati.
– **Verde**: simbolo di natura, freschezza e salute, è comunemente legato a verdure e insalate. Viene percepito come un colore rassicurante e disintossicante.
– **Bianco**: rappresenta purezza, semplicità e leggerezza. I cibi bianchi, come il riso, le patate o i latticini, suggeriscono sapori delicati e neutralizzanti.
– **Nero e marrone**: colori che evocano stabilità e serietà. Sono spesso associati a cibi di sapore intenso, come il cioccolato fondente, il caffè o la carne cotta alla griglia.

3. **Il colore e la percezione del gusto**

I colori possono alterare la percezione dei sapori. Ad esempio, piatti di colore rosso o arancione sono percepiti come più dolci, mentre le tonalità blu e viola tendono a suggerire freschezza o sapori aciduli. Anche il contrasto cromatico aiuta a rendere un piatto più interessante e invitante; infatti, la combinazione di colori complementari, come il verde e il rosso, attira naturalmente l’attenzione dell’occhio e stimola la curiosità.

4. **Il ruolo nutrizionale dei colori**

I colori degli alimenti non sono solo estetici; sono anche indicatori del loro contenuto nutrizionale. Ad esempio:
– Gli alimenti **rossi** (pomodori, peperoni, anguria) sono spesso ricchi di licopene e antociani, sostanze antiossidanti.
– I cibi **gialli e arancioni** (carote, zucca) contengono betacarotene, che supporta la salute degli occhi e della pelle.
– Gli alimenti **verdi** (spinaci, broccoli) sono ricchi di clorofilla e altre sostanze nutritive che contribuiscono al benessere generale.
– Gli alimenti **viola e blu** (mirtilli, cavolo rosso) sono noti per la presenza di antociani, con effetti benefici sul sistema cardiovascolare.

5. **L’arte della presentazione: l’equilibrio cromatico**

Nella presentazione di un piatto, l’equilibrio cromatico è fondamentale per creare un aspetto armonioso. I grandi chef e gli esperti di gastronomia combinano sapientemente i colori, creando contrasti che valorizzano gli ingredienti. L’abbinamento dei colori nei piatti si ispira spesso anche alla natura o a regole di composizione artistica per offrire un’esperienza sensoriale completa.

6. **I colori nelle tradizioni culinarie**

In diverse culture, i colori assumono significati simbolici specifici e sono utilizzati nei piatti tipici per trasmettere determinati valori. Ad esempio, nella cucina giapponese, l’estetica e il colore del cibo hanno grande importanza, con l’uso di alimenti che simboleggiano le stagioni. Nella cucina indiana, invece, si privilegiano colori caldi e speziati, che rispecchiano i sapori intensi e aromatici dei piatti.

In conclusione, i colori in gastronomia sono uno strumento di espressione creativa e culturale che coinvolge i sensi e arricchisce l’esperienza del pasto. La combinazione e l’armonia cromatica offrono un valore aggiunto a ogni piatto, trasformandolo in una vera e propria esperienza sensoriale.

Che cosa è lo spartito del Circolo Della Rovere?

Nei convivi del Circolo Enogastronomico Della Rovere abbiamo “lo spartito”.
L’idea di chiamare il menu del Circolo Enogastronomico della Rovere “spartito” è profondamente simbolica. Il parallelo tra cibo e musica, basato sulle tre caratteristiche principali di melodia, armonia e ritmo, offre una visione unica e artistica della gastronomia.
Paragonare un menu a uno spartito musicale implica una visione culinaria che va oltre il semplice nutrimento e si trasforma in un’esperienza artistica.
Come uno spartito musicale guida i musicisti nell’esecuzione di una sinfonia, così il menu “Spartito” guida i commensali attraverso un viaggio gastronomico orchestrato con cura. Ogni piatto rappresenta una nota, ogni portata un movimento, e l’intero pasto diventa una sinfonia di sapori e aromi che si fondono armoniosamente per creare un’esperienza sensoriale completa.
Questa scelta di denominazione potrebbe riflettere diversi aspetti:
1. **Creatività e Armonia:** Il menu è progettato con un equilibrio tra i sapori, come in una composizione musicale, dove ogni ingrediente ha il suo ruolo e contribuisce alla melodia complessiva del pasto.
2. **Precisione e Cura:** Come un direttore d’orchestra guida con precisione ogni musicista, lo chef e il personale di cucina prestano attenzione ad ogni dettaglio, assicurandosi che ogni piatto sia perfetto.
3. **Esperienza Sensoriale:** Unendo cibo e musica, si sottolinea l’importanza dell’esperienza multisensoriale del pasto, dove non solo il gusto, ma anche l’olfatto, la vista e, in un certo senso, l’udito (attraverso l’ambiente e l’atmosfera) giocano un ruolo cruciale.
4. **Innovazione e Tradizione:** Uno spartito può essere sia classico che moderno, così come il menu può contenere piatti tradizionali rivisitati con un tocco innovativo, rispettando la tradizione ma introducendo nuove idee.
Inoltre, questa metafora potrebbe essere utilizzata per presentare il menu stesso. Ad esempio, ogni sezione del menu potrebbe essere intitolata come un movimento musicale (adagio, allegro, scherzo, finale), suggerendo il ritmo e l’intensità delle portate.
Un’idea potrebbe essere anche quella di organizzare serate a tema dove ogni piatto è accompagnato da una specifica selezione musicale, creando una vera e propria “sinfonia” culinaria.
In conclusione, chiamare il menu “Spartito” non solo aggiunge un tocco di eleganza e sofisticazione, ma invita i commensali a vivere un’esperienza gastronomica unica, dove ogni pasto è una melodia da assaporare e ricordare.

Essere soci del Circolo Della Rovere fa bene alla salute.

La condivisione di un pasto con amici o soci di un circolo enogastronomico, come il Circolo Enogastronomici Della Rovere di Savona, è un’esperienza che può generare numerosi benefici psicologici ed emotivi. Questi incontri non solo permettono di gustare cibo di qualità e scoprire nuovi vini, ma anche di rafforzare legami sociali e condividere momenti piacevoli, che sono aspetti fondamentali per il nostro benessere mentale e fisico.

Parlando degli effetti biologici, la felicità e il buonumore stimolano la produzione di serotonina e dopamina, noti come i “neurotrasmettitori del benessere”. Queste sostanze chimiche giocano un ruolo cruciale nel nostro sistema nervoso, regolando l’umore, l’ansia, e contribuendo alla sensazione di felicità.

La serotonina, in particolare, è coinvolta nella regolazione dell’umore e del sonno, e una sua adeguata produzione è associata a una sensazione di calma e stabilità emotiva. La dopamina, d’altra parte, è legata alla sensazione di piacere e gratificazione. La stimolazione di queste sostanze attraverso esperienze positive, come una cena piacevole in compagnia, può effettivamente avere un impatto benefico sul nostro benessere generale.

Inoltre il buonumore può rallentare l’invecchiamento delle cellule, ci sono studi che collegano lo stress cronico e negativo a un accelerato processo di invecchiamento cellulare. Al contrario, uno stile di vita equilibrato e ricco di momenti di gioia e soddisfazione personale può contribuire a mantenere l’organismo più sano e a rallentare alcuni processi degenerativi legati all’età.

Poi, da non trascurare affatto, ricordiamo che cucinare per gli amici è un’attività che può portare numerosi benefici, non solo a chi riceve il pasto, ma anche a chi lo prepara. Questa pratica, radicata in una lunga tradizione di ospitalità e condivisione, può effettivamente essere vista come una fonte di benessere personale e collettivo. Ecco alcuni dei principali motivi per cui cucinare per gli altri è così gratificante:

  • Espressione di affetto e cura: Preparare un pasto per gli amici è un modo tangibile di mostrare affetto e cura. Attraverso la scelta degli ingredienti, la preparazione dei piatti e la presentazione del cibo, si comunica considerazione e attenzione per il benessere degli altri.
  • Condivisione di esperienze: Cucinare insieme o condividere un pasto preparato in casa crea momenti di intimità e condivisione. Questi momenti permettono di rafforzare i legami sociali e di creare ricordi condivisi, fondamentali per il benessere emotivo.
  • Soddisfazione creativa: Cucinare permette di esprimere la propria creatività. L’atto di trasformare ingredienti semplici in piatti deliziosi offre una profonda soddisfazione personale e può essere un’ottima via per esprimere la propria personalità e inventiva.
  • Rilassamento e mindfulness: Il processo di cucina può essere meditativo. Concentrarsi sulle diverse texture e profumi, così come il ritmo di taglio, mescolamento e cottura, può aiutare a distogliere la mente dalle preoccupazioni quotidiane e a concentrarsi sul momento presente.
  • Apprezzamento reciproco: Ricevere complimenti e apprezzamento dagli amici per un pasto ben preparato può aumentare l’autostima e il senso di competenza. Questo riconoscimento sociale è una fonte importante di benessere psicologico.
  • Promozione della salute e del benessere: Cucinare pasti equilibrati e nutrizionalmente ricchi per gli amici può contribuire alla loro salute e benessere, cosa che, a sua volta, può aumentare il proprio senso di responsabilità e soddisfazione.

In conclusione, cucinare per gli altri, specialmente se questi sono amici, non è solo un atto di generosità, ma anche un’attività arricchente che promuove il benessere personale e rafforza i legami sociali. Inoltre, nel contesto di un circolo enogastronomico come quello di cui siamo soci, questa pratica serve come strumento di esplorazione culturale e culinaria, aprendo nuove porte all’apprendimento e allo scambio di conoscenze.

In conclusione, è plausibile affermare che mantenere un atteggiamento positivo e godere di momenti di socializzazione e condivisione, come quelli offerti dal nostro circolo enogastronomico, contribuisca significativamente al benessere fisico ed emotivo, favorendo un invecchiamento più sano e armonioso. Questo approccio alla vita, che valorizza le relazioni umane e il piacere delle piccole cose, è certamente un elemento chiave per una vita lunga e soddisfacente.