LA CASTAGNA IL LIGURIA

LA CASTAGNA CON PARTICOLARE RIFERIMENTO ALLA LIGURIA.

La castagna è stata, per molti anni, il pane dei poveri.

Ma che cosa è la castagna?

Anzitutto la castagna è un frutto ed era già una importante risorsa al tempo dei greci e dei romani.

Le origini della pianta risalgono addirittura al periodo Terziario (10 milioni di anni fa), durante il quale era già diffusa in Asia, Europa e continente americano. Sull’utilizzo del frutto, in realtà, le prime notizie risalgono all’Antica Grecia, con gli scritti di Ippocrate e di Teofrasto, che parlano di “noci piatte” e “ghianda di Giove”.

Si narra che Michelangelo dipingesse la Cappella Sistina con le tasche piene di castagne del suo paese, infatti Caprese Michelangelo (AR) vanta la coltivazione del Marrone di Caprese (DOP).

IL VALORE NUTRIZIONALE DELLA CASTAGNA

Il valore nutrizionale della castagna è paragonabile a quello del pane integrale. inoltre le castagne associano anche sali minerali quali il potassio e il fosforo e contengono vitamine.

Ricche in fibre e minerali utili, in caso di anemia o stanchezza psicofisica, grazie al loro elevato apporto calorico (circa 287 calorie in 100 grammi), e ancora in gravidanza, in virtù del loro apporto di acido folico che previene malformazioni fetali.

La ricchezza in carboidrati complessi le rende simili per valore nutritivo ai cereali: sono una valida alternativa in caso di intolleranza e coprono completamente la parte glucidica del pasto.

Le castagne riducono il colesterolo, riequilibrano la flora batterica. Tra le vitamine contenute nelle castagne troviamo: vitamina A, B1 (tiamina), B2 (riboflavina), B3 (niacina), B5, B6, B9 (acido folico) B12, C e D. Tra gli aminoacidi presenti nelle castagne citiamo l’acido aspartico, l’acido glutammico, arginina, serina e treonina.

Le castagne contengono potassio (antisettico, rinforza muscoli e ghiandole), fosforo (calcificante, collabora alla formazione della cellula nervosa), zolfo (antisettico, disinfettante, contribuisce all’ossificazione), sodio (utile alla digestione e all’assimilazione), magnesio (coadiuva alla formazione dello scheletro e agisce come rigeneratore dei nervi), calcio (ossa, sangue, nervi), cloro (ossa, denti e tendini).

CASTAGNE E MARRONI: CHE DIFFERENZA C’È?

Marroni

Marroni

Non sono la stessa cosa: esiste perfino un Regio Decreto del 1939 che ne sancisce le diversità e, per la prima volta, si definisce che la castagna è il frutto della pianta spontanea, il marrone quello della pianta coltivata, eventualmente migliorata con innesti.

La castagna è il frutto della pianta selvatica detta anche “albero del pane”: Il castagno europeo (Castanea sativa), in Italia più comunemente chiamato castagno, è un albero appartenente alla Famiglia delle Facgaceae.

Quando si decise di passare alla coltivazione scientifica, nacquero i cultivar di diverse qualità.

Se in un riccio di castagna si possono trovare fino a SETTE frutti, all’interno di un riccio di marroni se ne trovano un massimo di TRE.

Un’altra grande differenza riguarda la pellicola che separa il frutto dalla buccia.

Quante volte è capitato, pelando una castagna, cotta o arrostita, di impazzire perché il rivestimento marroncino si infilava nelle mille cavità all’interno della polpa? Ecco, tutto questo non succede con i marroni perché non sono settati, la superficie è più liscia e omogenea e quindi la pellicola che la avvolge è molto più facile da rimuovere.

Le castagne sono più piccole e schiacciate, meno saporite dei marroni.

IL PARASSITA DEL CASTAGNO

Vespa cinese del casatgno

Vespa cinese del castagno

Nella valle su cui guarda il castello di Carpineti, dove 923 anni fa Matilde di Canossa, su consiglio dell’eremita Giovanni da Marola, decise di continuare la guerra contro l’imperatore tedesco Enrico IV, vincendo contro ogni pronostico, si è iniziato a combattere un’altra battaglia fra i castagneti piantati dalla contessa di ferro: quella in difesa degli alberi di quel bosco, attaccati da un parassita per loro particolarmente dannoso: la vespa cinese o cinipide del castagno o cinipide galligeno del castagno  (Dryocosmus kuriphilus Yasumatsu, 1951) è un insetto dell’ordine degli imenotteri fitofago, viene considerato l’insetto più nocivo a livello mondiale a causa del veloce deperimento delle piante che attacca.

La guerra è biologica e l’arma è il torymus sinensis, a sua volta un parassita, ma della vespa.

La guerra biologica è partita da Castione (TN) ed è arrivata fino in fondo allo stivale.

LA CASTAGNA IN LIGURIA.

In Liguria abbiamo tre diverse qualità di castagna:

  • La Castagna Brodasca
  • La castagna Gabbiana
  • La castagna secca

LA CASTAGNA BRODASCA

La castagna Brodasca

La castagna Brodasca

PAT – Prodotto agroalimentare tradizionale ligure riconosciuto dal ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, su proposta della Regione Liguria.

Zona di produzione: Levanto e Val di Vara

Il legame del castagno con le popolazioni dell’entroterra è stato negli anni passati molto forte, tanto da identificarlo come “l’arbu”, l’albero per eccellenza.

Ideali per la trasformazione in farina, le castagne sono essiccate nei caratteristici seccherecci, vere e proprie case-forno nelle quali le castagne sono poste su grate in legno e seccate lentamente con fuoco basso per circa 40 giorni.

Una volta raggiunta la giusta umidità, vengono pulite e macinate per ottenere la fragrante farina, ottima per la preparazione di frittelle.

LA CASTAGNA GABBIANA

La castagna Gabbiana

La castagna Gabbiana

Zona di produzione: Val Bormida e entroterra savonese ed imperiese.

Nel passato venivano esportate in Francia e Spagna.

Attualmente presentano un mercato regionale e interregionale, commercializzandole come castagne secche e come farina di castagne

L’albero si presenta di medio vigore e di buona produttività. Il frutto, di forma ellittica, è di pezzatura medio-piccola. La buccia, pericarpo, è di colore marrone intenso, molto sottile, mentre la polpa, di colore bianco grigiastro molto pronunciato, è morbida, butirrosa e fine.

LA CASTAGNA SECCA

La castagna secca di Calizzano-Murialdo

La castagna secca di Calizzano-Murialdo

Zona di produzione: tutta la Liguria, in particolare Calizzano e Murialdo.

Effettuata la raccolta, a mano o meccanizzata, le castagne sono poste in essiccatoi tradizionali, costruzioni in pietra (tecci) con un solaio in travi di legno e listelli. Sul pavimento viene acceso un fuoco con legna solitamente di castagno: la fiamma deve rimanere bassa e allo scopo si utilizza la pula, ovvero la buccia delle castagne secche dell’anno precedente.

Il tempo impiegato per la completa essiccazione è di circa 20/30 giorni: quindi le castagne vengono girate facendo in modo che quelle ancora non completamente essiccate siano posizionate nello strato inferiore e quest’operazione, l’essiccazione prosegue per altri 8/9 giorni.

PIATTI DELLA TRADIZIONE LIGURE.

I CANESTRELLI DI CASTAGNA

I canestrelli di castagna

I canestrelli di castagna

Zona di produzione: Montoggio, valle Scrivia.

Nasce come dolce povero, economico, per risparmiare farina di frumento. Si utilizzava il miele come dolcificante e una particolare fragranza era data dal burro usato con parsimonia, ma di eccellente qualità, prodotto dalle vacche allevate in valle e tenute al pascolo.

MINESTRONE DI CASTAGNE E FAGIOLI

MINESTRONE DI CASTAGNE E FAGIOLI

MINESTRONE DI CASTAGNE E FAGIOLI

400 g di castagne secche, 200 g di pasta fresca avvantaggiata, 200 g di borlotti, 1 cipolla, un mazzo di bietole, 4 carote, prezzemolo, olio, sale.

TROFIETTE DI FARINA DI CASTAGNE CON PESTO E FAVE

TROFIETTE DI FARINA DI CASTAGNE CON PESTO E FAVE

TROFIETTE DI FARINA DI CASTAGNE CON PESTO E FAVE

250 grammi di farina bianca, 150 grammi di farina di castagne, 150 grammi di fave secche (da ammollare per 60’+12 h), 8 cucchiai di pesto, un cucchiaio di parmigiano grattugiato, due cucchiai di pecorino sardo, sale.

ARROSTO CON LE CASTAGNE BRODASCHE

ARROSTO CON LE CASTAGNE BRODASCHE

ARROSTO CON LE CASTAGNE BRODASCHE

1200 g carne di vitello per arrosto, prezzemolo, una cipolla, uno spicchio d’aglio, rosmarino, un bicchiere vino bianco secco, 25 castagne brodasche secche, olio, burro, sale, pepe.

BUDINO DI CASTAGNE

BUDINO DI CASTAGNE

BUDINO DI CASTAGNE

400 g di castagne, 100 g di zucchero, 3 uova, 60 ml di latte, 70 g di burro, 1 limone non trattato, pan grattato q.b

CASTAGNACCIO LIGURE

CASTAGNACCIO LIGURE

CASTAGNACCIO LIGURE

300 grammi di farina di castagne, 50 grammi di pinoli, 100 grammi di uvetta, semi di finocchio, olio e sale.

IL MARRON GLACÉ

IL MARRON GLACÉ

IL MARRON GLACÉ

Una lavorazione artigianale del marrone a cavallo tra Liguria e Piemonte.

Le origini pare che siano del ‘500 nel Cuneese, ad opera del cuoco del Duca di Savoia, Carlo Emanuele I° (1562-1630).

La ricetta compare nel trattato Confetturiere Piemontese, stampato a Torino nel 1790.

Altri dicono sia nato, sempre nel ‘500, a Lione.

La preparazione del marron glacé dura svariati giorni. I frutti, già selezionati in base al diametro, vengono inizialmente immersi in acqua per nove giorni (novena) al fine di completare la maturazione e di facilitare la successiva pelatura. Questa avviene praticando una piccola incisione sulla buccia e sottoponendo il frutto a un getto di vapore.

Il marrone viene quindi cotto in acqua, e l’acqua di cottura (insieme a saccarosio e vaniglia) farà da base per la successiva canditura con sciroppo di zucchero scaldato progressivamente fino a raggiungere i 70 °C

La canditura deve durare una settimana circa. Quando il marrone è candito (ovvero saturo di zucchero), esso viene posto a scolare per almeno 24 ore su griglie.

La fase finale, la glassatura, prevede di stendere la glassa (preparata con zucchero a velo e acqua e lasciata riposare per 24 ore) sul marrone candito, di trasferire il dolce in forno per breve tempo al fine di far cristallizzare la glassa e darle il tipico aspetto traslucido.

IL CASTAGNO DEI CENTO CAVALLI

IL CASTGNO DEI CENTO CAVALLI

IL CASTGNO DEI CENTO CAVALLI

Il castagno più vecchio si trova a Linugaglossa, sulle pendici del monte Etna, in Sicilia, ad appena 8 Km dal cratere del vulcano. La sua circonferenza nel 1780 era 57,9 metri. Pare che abbia circa 4000 anni.

CURIOSITÀ

Se la castagna (vegetta) vi fa gonfiare la pancia, cuocetela con il finocchio selvatico, che ha poteri carminativi.

Perché un castagno cominci a fruttificare ci vogliono almeno 15 anni, ma prima che le sue castagne siano davvero buone possono passarne anche più di 50.

Per conservare le castagne, bisogna tenerle a mollo in acqua per 9 giorni, eliminare quelle che vengono a galla nei primi due, poi cambiando l’acqua per metà ogni giorno e totalmente dal quinto all’ottavo. In questo modo le castagne fermenteranno e potranno conservarsi più a lungo in appositi barattoli, dopo essere state scolate e asciugate.

Le bucce possono essere impiegate in un decotto per ridare lucentezza ai capelli, semplicemente risciacquandoli con l’acqua di cottura.

Inoltre, a un livello più laboratoriale, gusci e ricci sono stati impiegati per produrre una crema cosmetica per la pelle.

PROVERBI

  • La donna è come la castagna: bella de fora e drento la magagna (Roma).
  • Per San Martino castagne e buon vino
  • Quando il vin non è più mosto, il marrone è buono arrosto.
  • Quando piove di giugno la castagna si secca senza fummo
  • Se piove al solleone castagne tutte guscione
  • Nel tempo delle castagne il porco ride e la pecora piange

MODI DI DIRE

  • Nel mondo del calcio tirare una castagna significa avere un tiro molto potente.
  • Togliere le castagne dal fuoco.
  • Prendere in castagna.
  • Chiudersi a riccio.

RF

Come si serve in tavola

A volte si fa confusione, alcuni dicono che si deve servire in tavola da destra, altri sono disposti a giurare che si serve da sinistra, ma tutta questa confusione è spesso generata dal fatto che non esiste un solo modo di servire in tavola, ma ci sono diversi stili di servizio, e vediamo di descrivere brevemente i principali.

SERVIZIO ALL’ITALIANA

Tra gli stili di servizio, il più semplice è quello all’italiana: il piatto, già confezionato in cucina, viene servito dal lato destro del commensal

SERVIZIO ALL’INGLESE

Nel servizio all’inglese i piatti, puliti, vengono messi in tavola dal lato destro del commensale, quindi si prende il vassoio e si servono le vivande dal lato sinistro del commensale.

SERVIZIO ALLA FRANCESE

Nel servizio alla francese i piatti, puliti, vengono portati in tavola dal lato destro del commensale, quindi si prende il vassoio, ci si porta alla sinistra del commensale ed il commensale si serve da solo.

SERVIZIO ALLA FRANCESE INDIRETTO

Nel servizio alla francese indiretto, I piatti, puliti, vengono messi in tavola dal lato destro del commensale quindi le vivande si appoggiano direttamente sul tavolo ed i clienti si servono da soli.

SERVIZIO ALLA RUSSA

Il servizio alla russa, o al gueridon, viene realizzato dallo chef de rang assieme al commis, il quale portando le vivande dalla cucina alla sala, le predispone sul gueridon, a questo punto lo chef incomincia a porzionare le vivande, ed il commis le servirà dal lato destro del commensale.

LO SBARAZZO

Al di là del tipo di servizio che abbiamo scelto, lo sbarazzo si verifica sempre nello stesso modo: cioè ci si porta alla sinistra del commensale e si prelevano i piatti sporchi con le posate utilizzate.

RF

LA FARINATA A SAVONA.

LA FARINATA A SAVONA

La farinata bianca, quella di grano, è una preparazione solamente savonese, ma la farinata di ceci non è un piatto solo ligure, infatti si chiama:
–       A Massa calda calda
–       A Pisa-Livorno cecina
–       In Piemonte bela caöda
–       A Nizza socca
–       A Marsiglia-Tolone tout-caud/caude
–       In Sardegna faine
–       A C arloforte fainö
–       A Gibilterra e Nord Marrocco calentita

Ma quali sono le origini?

La versione maggiormente riportata delle origini della farinata è quella che la colloca in occasione della battaglia della Meloria, agosto 1284, che vide la vittoria di Genova su Pisa.
Si narra che una tempesta colpì le navi genovesi, i recipienti d’olio nelle stive si rovesciarono, ed il contenuto sarebbe andato a mischiarsi con i ceci usciti dai sacchi, ed i tutto si inzuppò di acqua salata.
Venendo a mancare le scorte di cibo si cercò di ricuperare il possibile, mettendo la miscela in scodelle di metallo, messe ad asciugare al sole.

Le testimonianze scritte.

La più antica testimonianza scritta risale al 1447: un decreto vietò l’utilizzo di olio scadente per la preparazione della “scripilita” (dal latino)
Riguardo all’origine della farinata bianca nota come Törta o Turtelassu de Sann-a circola la leggenda, mai documentata, che un decreto genovese avesse imposto una pesante tassa sui ceci.
Altra versione, anche questa mai documentata, sarebbe quella per cui, un blocco navale Inglese avrebbe impedito l’approvvigionamento della farina di ceci.

La sparizione dei Cassari.

Venditrice di farinata.

Venditrice di farinata

Il quartiere dei Cassari, uno degli ultimi angoli della Savona medievale, era compreso tra via Pia e la piazza dell’Ospedale e tra via Pietro Giuria e via Garassino, a fianco del Duomo.
Il nome deriva dalla presenza di falegnami (cassari).
Nell’ultimo scorcio degli anni ’30 l’Amministrazione Comunale ne decretò la demolizione, per costruire un palazzo del governo, mai realizzato.
Con i Cassari sparirono le case di Leon Pancaldo, quella del padre di Cristoforo Colombo, il palazzo dei marchesi Assereto, il pozzo dei Terrino, la Ciassa da Permetta (in fondo a vico Crema), il palazzo di Piazza Cavallotti (di fronte al nautico), il palazzo dello scultore Antonio Brilla.
Beppin da Cà scrisse un bellissimo articolo “Addio, vecchi Cassari”.
Con i Casari sparirono le vecchie sciamadde, dove si poteva gustare la migliore törta della città.
Tra le gestrici delle trattorie di via dei Cassari, dove sicucinava u tutelassu, Cava ricordava la Mascetta, la Pastellica, la Pellegra e la Manin a Duxe, e vi era poi la Morin-na, un personaggio moltio tipico che andava in giro con il testo della farinata appoggiato al fianco, e una tasca piena di fogli di vite, per avvolgere i testi di törta, gridando “Ghe lho bunn-a de gran! Ghe l’ho cäda ch’a brûxa!” e allora qualcuno, scherzando, le diceva: Andemmo Morinn-a! Che che l’aggiae ceppa, se pêu credde … Ma cäda ch’a bûgge!”

Ai locali tipici dove si poteva gustare la farinata, Cava dedicò un articolo “Un sabato sera dal tortaio”, Cava scrisse anche una bella poesia sulla farinata.

Cosa serve per la farinata.

La legna la scaricavano sul sagrato della chiesa di Sant’Andrea, e doveva essere faggio o rovere o nocciolo perché non scoppietti, le fascine devono essere secche.
Il vino arriva in damigiane, scaricato davanti all’ingresso in via Pia.
Nella sciamadda c’è il forno che deve arrivare a 400°.
I testi devono essere di rame stagnato, e li costruiva e riparava Faccio, in valletta San Lorenzo.

La ricetta della farinata la decide il notaio.

Nel negozio “Vino e Farinata” di via Pia, nasce, il 16 febbraio 2007, di fronte al notaio Domenico Rossi di Cairo Montenotte, artefice Giuseppe Robatto, la ricetta della farinata in cui  si è voluto sancire ufficialmente come a “fainä gianca” esista solo ed esclusivamente a Savona, indicando la ricetta, e certificando i modi, metodi, costumi e storia.
Dieci pagine in carta da bollo.

I Parodi, una stirpe di tortai.

La storia della farinata a Savona è indissolubilmente legata alla famiglia Parodi.
Tutto iniziò a fine ottocento, quando nel 1870 nacque Lorenzo Gio Batta, detto Baciccia.
Rimasto orfano fu allevato dalla famiglia della madre, Geronima Rosso, detta La Pellegra che aveva un negozio di farinata nei Cassari.
Secondo i ricordi della famiglia Parodi, sarebbe stato il nonno Baciccia l’inventore della farinata di grano, e l’idea sarebbe venuta ascoltando i discorsi delle balie, che si lamentavano, perché, mangiando la farinata di ceci, non riuscivano più a “produrre” ed avevano anche problemi di qualità del latte.
Baciccia, allora, avrebbe sostituito la farina di ceci con quella di grano.
I fratelli di Baciccia erano Emanuele (farinata del Punte du Sbaru) e Paolo (farinata di via Montenotte, tra via L.Corsi e C.so Mazzini). I figli di Baciccia furono Francesco, Giuseppe, che sposò la Rita (farinata di via Montesisto), e Maria che sposò Aldo (farinata di via Montenotte, vicino a P.za Mameli). Baciccia muore nel 1944, e Francesco prosegue l’attività in via Pia, fino al 1962, anno in cui muore lasciando due figli: Giulietta e Gio Batta (Gianpaolo) che muore l’11 novembre del 2008. Nella foto sottostante Gianpaolo con la moglie Carla Aonzo.

Carla e Gian Parodi

Carla e Gian Parodi

Gianpaolo Parodi fu nominato da Luigi Veronelli quando, nel 1979 lasciò la sciamadda “Vino e Farinata” e scrisse “Abdica il re della farinata”.
Il negozio fu preso in gestione da Giorgio del Grande.

Glossario.

–       La farinata si chiama törta o fainâ
–       Il termine turtellassu , secondo alcuni è riferito alla farinata di grano, secondo altri alla farinata cucinata in testi piccoli (15,20 o 25 cm.)
–       A Fainâ si taglia a pèsi, non a tocchi
–       I pèsi si contavano e non si pesavano.
–       Chi fa la farinata si chiama turtà e non fainottu
–       Fainottu e colui che vende la farina.
–       La farina era raccolta con la sassua e versata nei buglioli, dove veniva mescolata con l’acqua ed il sale.
–       Le teglie si chiamano testi e variano di diametro dai 15 ai 20, ai 25, fino 60 centimetri a Savona, mentre a Genova si arrivava a 80.
–       “Me raccumandu, daghe 200 culpi!” diceva sempre Baciccia.

RICETTE:

Farinata di grano:
Per 6 persone
300 g farina di grano
1 litro di acqua
½ bicchiere di olio evo
Sale, pepe nero macinato al momento.

In genere si dovrebbe usare solo farina di grano, ma i più esperti consigliano un mix del 90% di grano e il 10% di farina di ceci. L’importante è che sia solo farina di grano tenero. L’insieme deve essere stemperato con acqua tiepida in una terrina (una parte di farina tre d’acqua), quindi aggiungere il sale non molto ma deve essere già diluito. Mescolare energicamente per sciogliere eventuali grumi. (“Me raccumandu, daghe 200 culpi!”).  Lasciare riposare la miscela per qualche ora, mescolando di tanto in tanto per evitare la decantazione della farina. Per la Farinata di grano come per quelle di ceci l’importante è la preparazione della teglia (il testo) Mettere in un forno ben caldo e non levare sino a che la Farinata non risulta ben dorata.

Farinata di ceci:
Per 4 persone:
250 g di farina di ceci
Sale,1/2 bicchiere di olio evo
Pepe
Acqua

Lasciare in acqua (3/4 di litro) per almeno quattro ore la farina di ceci unita a sale quanto basta, rimescolare bene. Nel frattempo preparare il “testo” ungendone il fondo con una buona dose di olio e versare il composto passandolo al setaccio. Rimestare sino a che non si sarà ben amalgamato con l’olio. Secondo la tradizione i colpi per rimestarlo dovevano essere almeno 200. Mettere in forno ben caldo e non levare sino a quando la farinata non è dorata. Poi servire. Il pepe è (quasi) d’obbligo.

RF

Il Food Pairing

 

IL FOOD PAIRING

 

Il cibo non è solo nutrimento, ma spesso è un’emozione. Le emozioni hanno effetto sui nostri pensieri, comportamenti ed azioni, ma anche sul nostro corpo.

Gli stimoli emotivi influiscono sull’organismo con variazioni a livello del ritmo cardiaco, pressione arteriosa, respirazione e persino in relazione alla temperatura corporea.

Noi stiamo vivendo il più grande evento degli ultimi 50 anni: la rivoluzione digitale, ma viviamo anche un grande travaglio per cercare di mettere in armonia la nostra umanità con l’artificialità più spinta.

La sfida di oggi è quella di mettere insieme cose che non c’entrano nulla, in modo armonioso.

Abbiamo degli esempi che ciò sia possibile, e questi esempi vengono anche dal passato: il giardino è uno di questi esempi.

Nel giardino convivono armoniosamente fiori e piante che in natura stanno a migliaia di chilometri di distanza ed in contesti completamente diversi.

L’altro esempio è quello dei piatti dei grandi chef, che riescono ad abbinare prodotti e gusti apparentemente inconciliabili, in modo armonioso ed emozionante.-

COME VIENE RICONOSCIUTO IL GUSTO

Il gusto è riconosciuto da gruppi di cellule, riunite in organelli che sulla lingua sono disposti su protuberanze dell’epitelio denominate papille gustative. In un adulto sono fino a 10000.

In base alla quantità di papille gustative presenti, si possono dividere le persone in:

-Supertarsters

-Tasters

-Non taster

Contrariamente a quanto pensa la maggior parte delle persone, non esistono mappe della lingua: la capacità di rispondere alle 5 modalità gustative (amaro, acido, dolce, salato e umami) è presente in ogni parte della lingua).

Nel meccanismo di percezione degli aromi sono coinvolti circa oltre 1000 geni, mentre sono noti circa 10000 componenti olfattivi diversi.

L’aroma può essere percepito attraverso tre vie:

-Retronasali

-Ortonasali (quando annusiamo qualcosa)

Ogni qual volta noi mangiamo qualcosa, la percepiamo contemporaneamente per via ortonasale e retronasale.

Il Food Pairing, letteralmente accostamento di cibi, è la disciplina che studia l’abbinamento dei sapori e si applica sia al food che al beverage.

Dal foodpairing si è iniziato a capire che molte molecole fanno da trait d’union con vari alimenti che sono apparentemente lontanissimi tra di loro.

Si tratta di uno studio scientifico che, in base alla loro composizione molecolare, trova quegli alimenti, anche lontanissimi fra loro, che si accoppiano perfettamente.

Il principio su cui si basa il Food Pairing è che per esaltarsi due cibi devono avere in comune le componenti aromatiche più importanti.

Il punto di partenza è l’analisi aromatica e molecolare di un prodotto X che separa e identifica i vari componenti del sapore/aroma. Una volta individuati questi vengono inseriti all’interno di un database dove sono stati caricati altri alimenti e il gioco è fatto.

COME NASCE IL FOOD PAIRING

Lo chef del The Fat Duck di Londra (Heston Blumenthal), scoprì nel 1992 che il caviale si sposava alla perfezione con il cioccolato bianco. Per capire il perché si rivolse a Francois Benzi (un chimico degli aromi della Firmenich).

Comparando il famoso caviale con il cioccolato bianco si resero conto che avevano molecole che contribuivano al gusto simile. Ipotizzando che fosse così anche per le altre sostanze iniziarono a fare vari test.

Ma è solo nel 2004 che “Sense for Taste” inizia a studiare questa materia e nel 2007 lancia il sito internet Foodpairing.com presentandolo al più importante evento gastronomico spagnolo Lo mejor de la gastronomia.

ACCOSTAMENTI STRANI

Noi abbiamo esempi di accostamenti “strani” che facciamo ormai senza pensarci, ad esempio:

-Asparagi, uova e parmigiano

-Pane, burro e marmellata

-Formaggi e miele.

-Fragole e aceto balsamico.

-Cacio con le pere.

-Cappun magru.

I grandi chef hanno la capacità di immaginare quello che succederà abbinando due sapori o due alimenti.

La chimica viene a supporto di chi non è un grande chef, ma vuole sperimentare nuove emozioni un cucina.

Il food pairing parte con l’analisi dei cibi con l’aiuto della gascromatografia e di uno spettrometro di massa : in pratica quest’analisi separa e identifica i vari componenti del gusto.

DALLA CHIMICA ALL’AROMA.

LIBRI

Esistono alcuni libri che riepilogano e suddividono in classi le caratteristiche chimiche degli alimenti per facilitarne gli abbinamenti più azzeccati.

 

 

 

 

 

 

In questi libri potremo scoprire come la mozzarella abbia molecole comuni con la liquirizia, ed il cioccolato con il cavolfiore, ma anche come la mela leghi con il fegato, o come siano compatibili l’agnello con l’albicocca e le mandorle, o il formaggio stagionato con la banana, o l’anguria con il cetriolo, oppure gamberi e ciliegie, o gamberi e mandorle.

Non c’è un modo giusto o sbagliato di abbinare gli alimenti, ma c’è una base scientifica per capire quando gli accostamenti funzionano davvero.

Ma sapere quali alimenti vanno d’accordo non basta, dovremo poi sperimentare le giuste quantità, le giuste cotture e le giuste consistenze.

Ma questa è un’altra storia ….

IN PRATICA COME SI FA?

Ma abbiamo detto che viviamo nell’epoca della grande rivoluzione digitale e dobbiamo ricordare che gli oggetti digitali devono essere USATI e possono divenire un prolungamento biologico del nostro corpo.

Se non siamo grandi chef, come abbiamo già accennato, il digitale ci viene in aiuto in modo molto semplice sulla pagina del web:

https://www.foodpairing.com

RF

Il Banchetto nei secoli e le buone maniere a tavola

La letteratura enogastronomica ha raggiunto meritatamente notorietà e autorevolezza.
Sono ormai decine di migliaia le opere che trattano quest’argomento.
Considerando questi dati, potrebbe sorgere un dubbio: E’ necessario aggiungervi un altro libro ?
Sì, se contiene informazioni di qualità, come il libro Il Banchetto nei secoli e le buone maniere a tavola di Francesco Mazzoli.

Ben cinquecentocinquantasei pagine pregne di sapere sulla civiltà della tavola, comprendenti sei capitoli. Il banchetto, il gusto, il vino, la Mesopotamia, l’Asia Minore, Grecia e Magna Grecia, Sicilia e Sardegna.
I Romani, il Medio Evo, i Monasteri, i Banchetti funebri. L’Umanesimo e il Rinascimento. 

 Il Barocco, l’Illuminismo, il Rococò, il Millenovecento e il Futurismo dal Duemila…. in poi.
Le Confraternite Enogastronomiche; note varie su Bisanzio, Ebrei, Egitto, Etruria. Islam. Le Buone maniere a tavola; Il Galateo
.

Così, l’autore, ha voluto “condensare” nel Banchetto, il comportamento umano attraverso i secoli.
Un’opera di grande contenuto storico, culturale e pratico, sulla gastronomia di gran parte del mondo, integrandovi moltissimi aneddoti storici e inedite curiosità sul convivio, le posate, la lista delle vivande e il corretto comportamento a tavola.

Un libro che dovrebbe essere necessariamente nelle biblioteche di tutti gli istituti alberghieri, dei gourmet, e in quelle di alberghi e ristoranti.

FRANCESCO MAZZOLI

Per presentare degnamente l’autore, ci vorrebbero non meno di una decina di pagine.  Innanzi tutto, Francesco Mazzoli è un maestro di vita. Una persona seria, capace e onesta. Un “giovanotto” che il prossimo 15 dicembre compirà novantasei anni, ben portati.

Nato a Torino ma di ceppo friulano e savonese di adozione, Francesco Mazzoli, laureato in Lingue e Letterature Straniere all’Università di Genova ha sempre svolto un’intensa attività. Oltre i trentacinque anni passati nella pubblica amministrazione e alla RAI di Genova, Mazzoli ha collaborato per anni con Il Secolo XIX, il Corriere Mercantile, Il Lavoro, il Corriere Vitivinicolo e Bargiornale scrivendo di arte figurativa, musica, teatro, poesia, narrativa e, ovviamente, enogastronomia.

Nel contempo, attivissimo segretario dei sodalizi Belle Arti e A Campanassa (istituzione a tutela del costume e storia savonesi), ricevette nel 1965 la Croce di Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana.  Non solo.  Si occupò anche di cinematografia: due suoi films sono stati premiati con diploma e Premio speciale per il miglior soggetto e Menzione d’Onore, rispettivamente, a Belgrado nel 1961 e in Portogallo nel 1965.

Passando all’enogastronomia, Mazzoli fece tantissimo, fondando molteplici sodalizi: II Circolo Buongustai Savonesi nel 1957; Il Vigneto nel 1972; L’Ordine dei Cavalieri del Grappolo d’Oro nel 1974; La FICE, Federazione Italiana Circoli Enogastronomici nel 1975 e il Club dei 12 Apostoli dell’Enogastronomia nel 1990.  Tra i tanti riconoscimenti conseguiti in tutt’Italia, i più recenti,  quello del Comune di Savona e di Socio Onorario del Circolo Della Rovere di Savona.

Il Circolo della Rovere e i suoi primi Trent’anni


Circoli e Confraternite enogastronomiche oltre il folclore, valorizzano e diffondono i valori e la cultura dell’enogastronomia del proprio Paese.  Se la gastronomia non rientra nelle vere e proprie forme d’arte, è senz’altro la dodicesima musa. Ogni piatto racconta la storia di gente e del territorio.
La sua storia ha radici antiche come le origini dell’uomo. Non solo. Il cibo è un linguaggio universale. Con l’evoluzione dell’uomo si è evoluto anche il mangiare.  Infatti, la civiltà di un popolo passa attraverso la tavola.  Come per tutte le cose, ne è nata una vera e propria corrente letteraria.  I suoi versi sono le ricette: un lessico gastronomico. Come dall’unione di consonanti e vocali si creano frasi, unendo delle basi alimentari si realizzano piatti, sviluppando un lessico culinario.

Graziella Mottola e Virgilio Pronzati

Il Salone del Consiglio Comunale gremito dai soci delle Confraternite

Con queste finalità, è stato fondato a Savona nel 1985 il Circolo Della Rovere per naturale filiazione del Corso F.I.C.E. (Federazione Italiana Circoli Enogastronomici) organizzato in collaborazione con i “Cavalieri del Grappolo d’Oro” di Albisola e con il patrocinio dell’Amministrazione Provinciale, della Camera di Commercio e del Comune di Savona.
Il nome di cui si fregia, deriva da una grande famiglia pontificia che, appunto nel 1985, la città di Savona ricordava, in occasione del 500° anniversario della morte di Papa Sisto IV (Francesco Della Rovere), il Papa che fece costruire la Cappella Sistina che, in seguito, suo nipote Papa Giulio II (Giuliano Della Rovere), fece affrescare da Michelangelo.

Aderente alla Federazione Italiana Circoli Enogastronomici (F.I.C.E.) e al Consiglio Europeo delle Confraternite Enogastronomiche (CEUCO), il “Circolo Della Rovere” sin dalla nascita, ha svolto e continua a promuovere incontri didattico-conviviali a cadenza quindicinale condotti da relatori qualificati, per far conoscere, valutare e difendere le tradizioni locali; insegnare criteri e norme per la conoscenza dei vini e per l’abbinamento cibo-vino; ricercare e valorizzare piatti tipici locali, diffondere un’adeguata informazione sulla sana alimentazione, sull’igiene alimentare e sulle caratteristiche organolettiche delle varie derrate; il bon ton della tavola. Non solo.

Giorgio Zavaglia premia Francesco Mazzoli

Il Presidente del Circolo Della Rovere (col microfono) Giorgio Zavaglia premia Francesco Mazzoli, alla presenza del Consigliere Adriano Bislenghi e la sua Vice Graziella Mottola

Da anni il Circolo con i propri soci, gestisce con impegno e successo corsi di Cucina ed Enologia nell’ambito dei corsi di cultura materiale presso l’UniSavona (l’Università delle tre età, gestita dal Comune di Savona e rivolta a tutta la popolazione di qualsiasi ètà e grado di cultura). Inoltre, si propone a titolo gratuito (rimborso delle solo materie prime utilizzate) nell’organizzazione di incontri conviviali a carattere sociale in sede comunale e provinciale,  tra cui spiccano le cene di gala organizzate per raccolta fondi a favore di Circolo Bianucci e Savona Insieme. I buffet offerti da S.E. Mons. Lupi in occasione delle feste natalizie. Il corso di cucina ligure rivolto alle badanti provenienti dai paesi dell’Est europeo.

La gestione dell’intera sezione “food” in occasione della manifestazione “Savona@food&wine” organizzata annualmente da Comune di Savona, CCIAA e Associazione GoWine di Alba.
Nel 2011 a Bordeaux durante il VIII Congresso CEUCO, è stato conferito al nostro Socio Dottor Gioacchino La Franca il titolo di Ambasciatore del Vino e delle Eccellenze Gastronomiche.
Nel corso dell’11° Congresso Europeo delle Confraternite Enogastronomiche, tenutosi a Pècs (Ungheria), il Circolo “Della Rovere” ha ottenuto il prestigioso riconoscimento di: “European Brotherhood 2013”.

Festeggiamenti per il 30° Anniversario del Circolo Della Rovere

Per l’occasione, il Circolo Della Rovere ha fatto le cose in grande.  Una “due giorni” con molteplici motivi d’interesse.   Nel pomeriggio di sabato 30 maggio scorso, nella Sala Consigliare del Comune di Savona, Giorgio Zavaglia Presidente del Circolo Della Rovere, dopo avere illustrato al folto pubblico presente l’origine, i fini e l’ampia e costante attività del Circolo che presiede, coadiuvato dalla sua Vice Graziella Mottola, ha conferito il titolo di Socio Onorario con insegne e diploma a personaggi che hanno contribuito alla crescita e valorizzazione del Circolo e, nel contempo, una meritata citazione della FICE, nata a Savona dieci anni prima, il 15 giugno 1975, alla presenza del suo fondatore Cav. Francesco Mazzoli.

Circolo Rovere 30

Da sinistra: Adriano Bislenghi, L’Assessore Paolo Apicella, Francesco Mazzoli e Giorgio Zavaglia

Nella cerimonia del conferimento del titolo sono stati nominati Soci Onorari l’ingegner Marco Porzio attuale Presidente della FICE, Francesco Mazzoli fondatore e Presidente della FICE sino ad alcuni anni fa, premiato, per quanto ha fatto per la conoscenza e la diffusione delle confraternite enogastronomiche in Italia, dall’Assessore al Turismo Paolo Apicella con un artistico piatto di Albisola, Alessandro Solarolo Vice Presidente per l’Italia di CEUCO (Consiglio Europeo delle Confraternite), M. Gerard Pellegrini presidente dell’Accademie des Cofrèries PACA (Provence-Alpes-Cote d’Azur), i Presidenti di altre Confraternite provenienti dall’Italia, Belgio e Francia e di chi ha scritto.
Terminata la cerimonia di conferimento del titolo, c’è stata la presentazione del libro di Francesco Mazzoli. Un’opera di grande contenuto storico, culturale e pratico, sulla gastronomia di gran parte del mondo, integrandovi moltissimi aneddoti storici e inedite curiosità sul convivio, le posate, la lista delle vivande e il corretto comportamento a tavola. Un libro che dovrebbe essere nelle biblioteche di tutti gli istituti alberghieri.

La serata è stata siglata dalla suggestività della Fortezza del Priamar.  I soci del Circolo Della Rovere con i confreres delle Confraternite ospiti, dopo il brindisi di benvenuto con Lumassina Brut della Cantina Punta Crena e golosità liguri nel Bastione di Santa Teresa, sono scesi nel Salone della Sibilla per un’esclusiva Cena di Gala.  Piatti oltremodo apprezzati dagli ospiti, che interpretavano al meglio la cucina ligure: il mitico Brandacujun, ravioli di borragine in salsa di pinoli e maggiorana, medaglione di coniglio disossato farcito con erbette liguri e verdure di stagione, semifreddo al chinotto di Savona, amaretti di Sassello e caffè.  Il tutto sposato con vini e distillati della Cantina Lunae Bosoni: Colli di Luni Doc Etichetta Nera 2013, Colli di Luni Doc Rosso Auxo 2012 e pregiati distillati.

Circolo Rovere 30

Le confraternite mentre percorrono il centro di Savona

Domenica mattina Savona si è svegliata tra colori e musica.   Dopo la Santa Messa, tutti i soci del Circolo e delle varie Confraternite sono sfilati per le strade di Savona accompagnati dalle note allegre dell’Ambassador Dixie and Street Parade Band.  Dopo la rituale foto di gruppo sotto le storiche torri del Brandale, tutti a bordo sul vaporetto per l’escursione al Santuario dei Cetacei.  La mancanza di balene e balenotteri non ha deluso nessuno.

Branco di delfini con i loro cuccioli

Branco di delfini con i loro cuccioli

Tutti hanno goduto dello spettacolo offerto da branchi di delfini (stenelle striate) con i loro cuccioli.  L’aria di mare ha maggiormente stimolato l’appetito di tutti i gitanti, deliziati da frittatine alla ligure, tortini di verdure, panissa alla savonese, acciughe marinate, insalata di seppie con sedano grana e noci, farro alla mediterranea, cesti di pani e focacce alle erbe aromatiche, crostata di kumquat di Finale Ligure, macedonia di frutta, caffè e frivolezze, accompagnati da Riviera ligure di ponente Doc Vermentino e Pigato 2013-2014.

Per i Confratelli provenienti dai Paesi più lontani e perlopiù stranieri, c’è stata la visita guidata alla città vecchia, in particolare il Duomo, la Cappella Sistina, la Pinacoteca e il Museo della ceramica. Degna conclusione con il pranzo di arrivederci.

  • Ecco le Confraternite ospiti:
    Academio dai cjarsons Forni Avoltri (UD);
    Accademia della Castagna Bianca Mondovì;
    Confraternita dell’Amarena e del nebbiolo di Sizzano (NO);
    Confraternita del Boncuciar Verona;
    Cavalieri del Grappolo d’oro Feudo Savona;
    Cavalieri di Adelasia Alassio; Chevaliers de l’Aiet de Trets;
    Chevaliers de Saint Antoine;
    Club 12 Apostoli dell’enogastronomia Scorzè (VE);
    Compagnons du Beaujolais;
    Congrega dei Radici e Fasioi Susegana (TV);
    Croustade et Rosé de Bessan;
    Confraternita della Frittata e del fungo cebano;
    Gorgonzola di Cameri;
    Grappa vino e antichi sapori bresciani;
    Il Vigneto;
    La Tripiére d’Or de Caen;
    Olivado de Provence;
    Confraternita del Sanbajon e dij noaset Chivasso (TO);
    Confrérie du Stofé de Wavre.

 

Il Circolo della Rovere

PRESIDENTE
Giorgio Zavaglia

VICE PRESIDENTE
Graziella Mottola 

CONSIGLIERI

Adriano Bislenghi
Riccardo Franzi
Gioacchino La Franca
Donatella Rapetto
Carlo Torelli

 SEGRETARIO
Giulio Tassara 

TESORIERE
Giacomo Venturino

Soci Ordinari

Alloisio Giovanni (Sergio)
Aschei Roberto
Aschero Elena
Bazzoli Paolo
Benso Mariuccia
Bislenghi Adriano
Bonfiglio Mariagrazia
Bonino M. Clara
Catarsi Gelasio
Cruce’ Paolo
Fenati M. Rosa
Franzi Riccardo
Grasso Mirella
La Franca Gioacchino
Lodi Augusta
Macis Enzo
Minetti Maura
Mottola Graziella
Olivero Roberto
Rapetto Donatella
Signorastri Giovanni
Tassara Giulio
Torelli Carlo
Venturino Giacomo
Vivalda Maria Angela
Zavaglia Giorgio

Soci Aggregati

Cavallaro Stefania
Del Piazzo Giovanna
Nervi Antonio
Ricino Graziella

Soci Onorari

Briano Enrica
Cigalino Giovanni
Gambino Annarosa
Martin Cosme Carlos
Mauti Emilia
Mazzoli Francesco
Minuto Renata
Pellegrini M. Gerard
Porzio Marco
Pronzati Virgilio
Sabatini Enzo
Scardaoni Umberto
Solarolo Alessandro
Tortarolo Sergio
Torre Silvio
Torregiani Filippo